
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
31 agosto, 2020
31 agosto 2000 – A Venezia dodici minuti di applausi per “I cento passi”

30 agosto, 2020
30 agosto 1923 – Giacomo Rondinella, figlio d’arte

29 agosto, 2020
29 agosto 1911 - Marcel Bianchi, la miglior chitarra dopo Django Reinhardt

28 agosto, 2020
28 agosto 1920 - Giorgio Consolini, il primo interprete di “Luna rossa”

27 agosto, 2020
27 agosto 1975 – Jah live, il Leone non è scomparso

26 agosto, 2020
26 agosto 1959 – Arriva la Mini, l’auto della Swingin’ London
Il 26 agosto 1959 vede la luce la Mini, un’auto destinata a diventare, negli anni Sessanta il simbolo della rottura con le tradizioni, una sorta di trasposizione a quattro ruote del look moderno e aggressivo che accompagna la nascita e la crescita di un nuovo protagonismo giovanile. Non è un caso che proprio questa minuscola quattroruote, insieme alla minigonna, ai Beatles, ai variopinti abiti di Carnaby Street e alle musiche di derivazione rhythm and blues sia ancora oggi considerata una delle componenti fondamentali della Swingin’ London, la Londra capitale della gioventù d’Europa all’alba degli anni Sessanta. E pensare che quando nasce alla fine degli anni Cinquanta in molti arricciano il naso di fronte a un gioiellino che frantuma le regole auree del perfetto costruttore d’auto. Fino a quel momento, infatti, per i costruttori britannici d’automobili “piccolo” non poteva essere ancora associato a “bello”. L’idea di vettura di città era legata alle “bubble cars”, vetturette spesso con tre ruote, con i posti in tandem e accesso frontale all’abitacolo. La rottura avviene per opera di Alec Issigonis, un geniale progettista d’origine greco-turca che, su incarico di Leonard Lord, l’amministratore delegato della BMC (British Motor Corporation) realizza a tempo di record una vettura dalle caratteristiche costruttive rivoluzionarie: motore anteriore disposto trasversalmente, radiatore laterale, trazione anteriore e sospensioni indipendenti con elementi elastici in gomma. Queste ultime sono frutto dell’apporto creativo di un grande amico di Issigonis, Alex Moulton, una specie di genio dei sistemi di sospensione. Solo otto mesi dopo l’affidamento dell’incarico i primi prototipi cominciano a macinare chilometri sulle strade britanniche! Il primo nome della vetturetta progettata da Alec Issigonis è ADO 15, una fredda sigla d’officina per un prototipo tutto da inventare. L’involontaria artefice di un nome destinato a restare per sempre nell’immaginario collettivo è la moglie di un giovane ingegnere dello staff di Issigonis. La donna, infatti, recatasi per caso a trovare il marito al quartier generale dei progettisti in Longbridge, si trova di fronte per la prima volta il misterioso modello di cui fino a quel momento aveva soltanto sentito parlare e, sorpresa, esclama: «Com’è mini!». La frase, buttata lì di getto, colpisce il gruppo di progettisti perché il termine sintetizza efficacemente tutti i valori espressi dall’autovettura. L’ADO 15 diventa Mini e il 26 agosto 1959 viene presentata ufficialmente.. Il primo modello ha un motore da 848 cc in grado di erogare 34 cv e viene immesso sul mercato come Austin Mini Seven e come Morris Mini Minor. La sua commercializzazione, cioè, viene affidata ad Austin e Morris, due dei molti marchi che compongono la BMC. Nonostante l’ottimismo del grande capo Leonard Lord, un tipo il cui principio era «quando costruisci automobili terribilmente buone, l’ultima preoccupazione che hai è quella di venderle!», l’accoglienza del pubblico non è esaltante e, per qualche tempo il modello, nonostante il prezzo tutt’altro che inaccessibile, sembra destinato ad attrarre l’interesse della fascia medio-alta della popolazione britannica, numericamente poco interessante per chi pensava di conquistare il mercato della motorizzazione di massa. È soltanto una falsa partenza che non pregiudica più di tanto il progetto. In breve tempo la Mini si tramuta in un grande successo commerciale e di costume, diventando il simbolo della rivoluzione generazionale degli anni Sessanta. L’accordo tra la BMC e il costruttore di vetture da corsa per la formula 1 dà il via alla produzione delle Mini Cooper, vetturette aggressivamente sportive con cerchi in lega, rifiniture e accessori presi a prestito dalle versioni destinate alle competizioni. Le vittorie di questo modello a ben tre edizioni del Rallie di Montecarlo (1964, 1965 e 1967) e i risultati conseguiti in centinaia di gare su strada e in pista fanno entrare la Mini anche nella storia degli sport motoristici.
25 agosto, 2020
25 agosto 1973 – Gli Stories, un gran gruppo, non una cover band

24 agosto, 2020
24 agosto 1969 - Il Ristorante di Alice

21 agosto, 2020
22 agosto 1936 – Tony Kendall, l’agente segreto Jo Walker
Il 22 agosto 1936 nasce a Roma Luciano Stella, in arte Tony Kendall. Le sue esperienze nel mondo dello spettacolo cominciano sui set dei fotoromanzi dove il suo volto particolare viene notato da Steno che nel 1956 lo inserisce nel cast di “Femmina tre volte”. In quegli anni si chiama ancora Luciano Stella. È Vittorio De Sica che, dopo averlo conosciuto a un provino gli suggerisce di trovarsi un nome d’arte “americano”. Per la scelta lui racconta di essersi fatto ispirare da un’enorme insegna vista nei pressi di Torvajanica. Il suo primo film di successo è “La frusta e il corpo” di Mario Bava nel 1963 cui seguono notevoli esperienze nei vari filoni del “cinema di genere italiano” di quegli anni interpretando alcuni cult come “La jena di Londra” di Gino Mangini del 1963, “Delitto sull’autostrada” di Bruno Corbucci e soprattutto “La cavalcata dei resuscitati ciechi” di Amando de Ossorio. Non mancano prove anche nei film d’impegno come “Gli intoccabili” di Giuliano Montaldo nel 1968 o “Il muro di gomma” di Marco Risi nel 1991. Nel 1965 in “Operazione tre gatti gialli” diretto da Frank Kramer interpreta per la prima volta il personaggio di Jo Walker, un agente segreto ispirato alle fortune di 007. Il personaggio, che ottiene uno straordinario successo in tutto il mondo e, in particolare, in Germania finisce per condizionare la sua carriera. Interpreterà Jo Walker in ben sette film e la serie avrà termine non per un calo d'attenzione del pubblico ma soltanto perchè Tony Kendall deciderà di chiudere l'esperienza. Muore a Roma il 28 novembre 2009.
21 agosto 1964 - L’ultimo western italiano prima della rivoluzione di Leone

20 agosto, 2020
20 agosto 1950 - Mita Medici, una sex symbol degli anni della contestazione

18 agosto, 2020
18 agosto 1977 - Addio per sempre, Elvis

17 agosto, 2020
17 agosto 1964 - Maria dei Lone Justice

16 agosto, 2020
16 agosto 1991 – Bruno Nicolai, un eclettico uomo di musica

15 agosto, 2020
15 agosto 1927 - Katyna Ranieri, la voce italiana della notte degli Oscar

14 agosto, 2020
14 agosto 1969 – Tace la tromba di Tony Fruscella

13 agosto, 2020
13 agosto 1914 - Ivon Debie, il pianista di Django Reinhardt

12 agosto, 2020
12 agosto 1994 – Anton Giulio Majano, il padre dei teleromanzi

11 agosto, 2020
11 agosto 1954 - Joe Jackson, geniale e imprevedibile

10 agosto, 2020
10 agosto 1957 – Pasquale Jovino, il cantante e chitarrista che ha entusiasmato il mondo muore in miseria

07 agosto, 2020
9 agosto 1972 - André Ekyan, il direttore dell’orchestra di Chez Maxim's

7 agosto 1991 - Arrivano gli albanesi!

06 agosto, 2020
6 agosto 2006 - In 70.000 allo Stadio Olimpico per Madonna

05 agosto, 2020
5 agosto 1941 – Airto, un brasiliano con Miles Davis

04 agosto, 2020
4 agosto 1979 - Insieme per ricordare Lowell George

03 agosto, 2020
3 agosto 1963 – L’ultima volta dei Beatles al Cavern

02 agosto, 2020
2 agosto 1941 – Fabio Testi, da controfigura a protagonista

01 agosto, 2020
1° agosto 1987 - Il ritorno al vertice di Bob Seger

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