Il 1° marzo 1949 sulla testa di Louis Armstrong viene posta la corona d'argento di King of The Zulus. Fino a poche ore prima il riconoscimento non era scontato. Tutto inizia nell'inverno quando il grande Satchmo, che ormai suona senza problemi visto che ha uno stipendio fisso garantitogli da Joe Glaser, decide il grande ritorno a New Orleans. Vuole essere incoronato King of Zulus, un sogno che coltiva fin dalla sua fanciullezza passata nella città del delta. Il premio è nato nello Zulu Social Aid and Pleasure Club, un circolo fondato dalla popolazione nera di New Orleans con lo scopo esplicito di costruire solidarietà umana. Tutti i membri giurano di aiutarsi vicendevolmente ogni volta in cui le circostanze li facciano trovare in difficoltà. Tutta la povera gente della città del delta fa parte dell'Associazione umanitaria e l'investitura annuale del King è riservata a personalità ch si sono distinte nella realizzazione degli scopi societari e consiste nella posa sul capo di una corona d'argento, simbolo di generosità e senso dell'umanità verso il prossimo. Per Armstrong non tutto è scontato. La regola, infatti, prevede che quella corona non possa essere posta sul capo di una persona benestante e il buon Louis, malgrado un passato poverissimo, all'epoca non può non dirsi benestante. Nasce così una sorta di comitato di amici e sostenitori che, in virtù della storia del jazzista, ricorre chiedendo di derogare alla norma. Il Comitato Organizzatore accoglie il ricorso e in occasione del Carnevale della Città, il 1° marzo del 1949 Louis, l'antico fanciullo che vendeva carbone a Perdido Street si sente chiedere dal sindaco Chep Morrisson, secondo una formula quasi nuziale, se voglia accettare la corona di re degli Zulù e osservare fedelmente fino alla morte gli impegni di occuparsi dei "fratelli" bisognosi e più deboli. Satchmo, commosso, risponde si e a New Orleans inizia la festa.
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
01 marzo, 2023
28 febbraio, 2023
28 febbraio 1992 – Shakespear's Sisters, una gravidanza in due

Il 28 febbraio 1992 in vetta alle classifiche britanniche dei singoli più venduti c'è Stay (with me), un brano interpretato dal duo delle Shakespear's Sister. Dietro questa singolare sigla ci sono due tra le più intelligenti e originali protagoniste della musica pop degli anni Ottanta: l'irlandese Siobhan Fahey, all’anagrafe Siobhan Marie Deidre Fahey e la statunitense Marcella Detroit, il cui vero nome è Marcy Levy. Nel 1988, quando decidono di unire le forze per cantare in coppia non sono né sconosciute né ragazzine. Siobhan Fahey ha alle spalle l’esperienza delle Bananarama, il gruppo femminile nato nel crogiolo d’esperienze cresciute dopo la diaspora dei vari membri degli Specials e la fine del movimento ska. Marcella Detroit, invece, ha lavorato a lungo con personaggi come Al Jarreau, Chaka Khan, Robin Gibb ed Eric Clapton, con il quale ha composto anche il brano Lay down Sally. Per il nome del duo, Shakespear’s Sister, s’ispirano a una canzone degli Smiths. Non sono in molti quelli disposti a scommettere sul successo di una coppia di trentenni di sesso femminile in un periodo in cui la scena musicale sembra dare spazio soltanto a personaggi femminili sempre più giovani e decorativi. Fa eccezione il produttore Richard Feldman che decide di affiancare il loro sforzo. Le due artiste scelgono di essere se stesse: allegre e divertenti, ma anche provocatorie fin dalla scelta del luogo in cui tenere il primo concerto, che si svolge nel gennaio del 1989 a Leningrado, in quella che allora è ancora l’Unione Sovietica. Alla fine dello stesso anno centrano il primo successo commerciale con l’album Sacred heart e il singolo You're history. Polemiche nei confronti di un music business troppo maschilista, pur senza assumere atteggiamenti di critica radicale, attirano la simpatia dei gruppi femministi. Nel 1991, quando scoprono di essere entrambe in attesa di un figlio entrano in sala di registrazione e realizzano l’album Hormonally yours, da cui verrà tratto il fortunato singolo Stay (with me). La scelta fa scalpore, anche se Siobhan, interpellata sull’argomento, risponderà con semplicità: «Ma quale provocazione! Io sono incinta, Marcella anche. Incinta, non malata. Sia io che lei cantiamo perché questo è il lavoro che abbiamo scelto. Non riusciamo a capire tutta questa sorpresa. Abbiamo lavorato in stato di gravidanza perché questo è ciò che fanno milioni di donne ogni giorno al mondo. E allora?»
27 febbraio, 2023
27 febbraio 1968 – Frankie Lymon, il primo divo adolescente nero del r & r

26 febbraio, 2023
26 febbraio 1924 - Mario Pratella, il novarese fondatore dei Magentonians
Il 26 febbraio 1924 nasce a Novara Mario Pratella, un chitarrista e banjoista con qualche incursione al piano. Personaggio storico della scena jazzistica di Milano nel 1953 insieme al trombettista Giuseppe Ferrario e il trombonista Francesco Cavallari dà vita alla Magentonians Jazz Band una formazione che schiera solo musicisti che risiedono nel quartiere milanese di Porta Magenta. Il loro repertorio è esclusivamente quello degli Hot Five di Armstrong. Con il passare del tempo la popolarità della band si allarga anche al di fuori dell'hinterland milanese grazie a una nutrita serie concerti nei locali di jazz del Nord Italia. Registrano anche alcuni dischi per la Fonit e si esibiscono alla radio. Riescono a suonare anche al Santa Tecla, il locale esclusivo della Original Lambro Jazz Band e nell'aprile del 1954 vincono la Coppa New Orleans dell'Hot Club Milano. Pratella insieme a Cavallari e Ferrario nel 1956 passa poi proprio alla Original Lambro Jazz Band. Con la Lambro Pratella registra molti dischi e partecipa a tournée, concerti e trasmissioni radio Tv. Muore il 18 ottobre 2022.
25 febbraio, 2023
25 febbraio 1965 – Roberto Balocco, un folksinger targato Torino

24 febbraio, 2023
24 febbraio 1965 – Ciak, si gira il secondo film dei Beatles

23 febbraio, 2023
23 febbraio 1963 – Una tromba di nome Algeria

Il 23 febbraio 1963 muore a New York il trombettista June Clark, all'anagrafe Algeria Junius Clark. Un mese dopo avrebbe compiuto sessantatré anni. Il primo strumento della sua vita è il pianoforte, che studia da ragazzo sotto la guida della madre. Successivamente passa al sax baritono e, infine, alla cornetta. Nato a Long Beach, nel New Jersey, fa le sue prime esperienze in campo musicale nella grande fucina di Philadelphia, città nella quale la sua famiglia si è trasferita nel 1908. La musica, però, non basta a garantire il denaro necessario a sopravvivere, perciò il ragazzo affianca all'attività di strumentista quella di autista di pullman. Questa sorta di doppia vita finisce quando ottiene il suo primo ingaggio professionale dai Black Sensations di Dudley, un gruppo di cui fa parte anche il suo grande amico James P. Johnson. Con il passare del tempo, però, finisce per sentirsi limitato dall'ambiente di Philadelphia e se ne va. Insieme a Johnson si trasferisce a Toledo, nell'Ohio, dove incontra il grande trombonista Jimmy Harrison con cui suonerà a più riprese negli anni successivi. Nel 1920 ritorna a Philadelphia per suonare nella band della cantante Josephine Stevens, ma l'anno dopo riprende a vagabondare per gli States con il gruppo di Willie "The Lion" Smith. Contemporaneamente non abbandona il suo amico James P. Johnson con il quale incide i suoi primi dischi nel corso del 1921. Come molti jazzisti di quel periodo detesta mettere radici e passa da una band all'altra. Decisamente interessanti risultano le sue esperienze con le orchestre di Fess Williams, della cantante Ethel Waters e soprattutto, nel 1925, l'intensa attività al fianco di Sara Martin, in cui incrocia il suo strumento con quelli di Clarence Williams e Jimmy Harrison. Proprio con quest'ultimo partecipa alla straordinaria avventura dei Gulf Coast Seven, una formazione stellare che comprende, oltre a lui e ad Harrison, Buster Bailey, Prince Robinson, Willie The Lion Smith, Buddy Christian e Bill Benford. Nel 1927 viene chiamato da Duke Ellington a sostituire per un breve periodo il grande trombettista Bubber Miley, lo specialista del "jungle". Negli anni Trenta alterna l’attività in proprio a quella di trombettista aggiunto in varie orchestre come quelle di Jimmy Reynolds, George Baquet e Charlie Skeets. Negli anni Quaranta inizia ad affiancare all'attività di strumentista anche quella di impresario che svolgerà fino alla morte.
22 febbraio, 2023
22 febbraio 1986 – Candelotti sui Fine Young Cannibals

21 febbraio, 2023
21 febbraio 1925 – Peckinpah, il controverso
Il 21 febbraio 1925 a Fresno, in California nasce Sam Peckinpah, all'anagrafe David Samuel Peckinpah, uno dei più controversi e discussi registi del cinema statunitense. Pessimista sul destino del “sogno americano” nei suoi film esalta la capacità distruttiva dell’uomo e spesso ipotizza la disgregazione della società per iniziativa individuale e violenta. Definito come un “anarchico di destra” coltiva una grande nostalgia per un passato che nelle condizioni in cui l’immagina forse non è mai esistito, virile e regolato dalla forza bruta. Il suo cinema sovverte le consolatorie mitologie delle produzioni hollywoodiane proponendo storie nelle quali non esiste una scala di valori morali e dove spesso la morte è appare come l’unico elemento capace di annullare le differenze. Il western è una delle dimensioni preferite per mettere in scena le sue convinzioni. Qui, in quelli che sono stati ribattezzati “dirty western”, la sua narrazione abbandona i codici dettati da John Ford e si fa sporca e brutale raccontando il degrado e il disfacimento di un mondo e di una frontiera dove non esiste alcun futuro né per vincitori né per i vinti. Tra i più importanti film di questo genere ci sono Il mucchio selvaggio del 1969 e Pat Garrett & Billy The Kid del 1973. Fuori dalle strutture del western lascia tracce importanti e un capolavoro assoluto come Cane di paglia del 1971. Tra le curiosità è da annoverare la sua partecipazione nei panni di uno scribacchino ad Amore piombo e furore, un film western all'italiana, genere che ammirava molto. Muore d’infarto il 21 dicembre 1984 a soli cinquantanove anni senza essere riuscito a girare un film a cui teneva molto: Cukoos progress, la versione cinematografica di un romanzo dello scrittore svedese Sture Dahlström, che parla di un uomo la cui unica ambizione è ingravidare tutte le donne della terra. Le sue ceneri, per espressa volontà, vengono sparse sulle acque dell’Oceano Pacifico al largo di Malibu. Muore il 21 dicembre 1984.
20 febbraio, 2023
20 febbraio 1941 - Buffy Sainte-Marie, la folksinger nativa americana

19 febbraio, 2023
19 febbraio 1972 – Ridate l’Irlanda agli Irlandesi

18 febbraio, 2023
18 febbraio 1922 - Hazy Osterwald, quello di "Kriminaltango"

17 febbraio, 2023
17 febbraio 1986 – Con i Sigue Sigue Sputnick la seconda truffa non riesce

16 febbraio, 2023
16 febbraio 1945 – Pete Christlieb: l'anima non è prigioniera di un genere musicale

15 febbraio, 2023
15 febbraio 1981 – La misteriosa fine di Mike Bloomfield

14 febbraio, 2023
14 febbraio 1946 - Tina Aumont, la figlia di Maria Montez
Il 14 febbraio 1946 nasce a Hollywood Tina Aumont, una delle protagoniste della scena cinematografica italiana degli anni Sessanta e Settanta. Maria Christina Aumont, questo è il suo vero nome, è figlia d'arte. Sua madre è l'attrice Maria Montez, che muore quando la piccola ha appena cinque anni mentre il padre è l'attore francese Jean Pierre Aumont. Il suo debutto cinematografico avviene nel 1966 con il nome di Tina Marquand preso in prestito da un marito, l'attore francese Christian Marquand, sposato a diciassette anni e perso per strada ben presto. La sua prima esperienza nel cinema è nel divertente "Modesty Blaise", un film di Joseph Losey ispirato a una famosa serie di fumetti con Monica Vitti nel ruolo della protagonista. L'anno dopo Alberto Sordi le offre il ruolo di Romina nella commedia "Scusi, lei è favorevole o contrario?", un film interpretato e diretto dallo stesso Sordi e sceneggiato da un giovanissimo Dario Argento. Nel 1968, con il nome di Tina Aumont è Circe nel "Satyricon" diretto da Gian Luigi Polidoro. Proprio in quell'anno Bernardo Bertolucci la chiama per interpretare il ruolo della protagonista in "Partner", sui segue "Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano" di Luigi Comencini e sceneggiato dallo stesso Comencini con Suso Cecchi d´Amico. Nel 1969 recita accanto a Vittorio Gassman e Adolfo Celi in "L'alibi" e nel 1970 interpreta con Gigi Proietti "L'urlo" di Tinto Brass. Nel 1972 è la volta di Alberto Lattuada che le affida una parte in "Bianco, rosso e..." con Sophia Loren e Adriano Celentano e nel 1973 interpreta Luciana in "Malizia" di Salvatore Samperi. Nel 1976 Roberto Rossellini le affida il ruolo dell'adultera in "Il Messia" e Federico Fellini la vuole nel suo "Casanova". All'inizio degli anni Ottanta lascia l'Italia e se ne va in Francia non accettando più alcuna offerta dal cinema del nostro paese. L'ultimo film interpretato è del 2000. Si intitola "La mécanique des femmes" ed è diretto da Jérôme de Missolz. Il 28 ottobre 2006 muore d'embolia polmonare a Port-Vendres.
13 febbraio, 2023
13 febbraio 1962 – Con la bossa nova il samba incontra il jazz

12 febbraio, 2023
12 febbraio 1914 – Tex Beneke, il sassofono di Glenn Miller

11 febbraio, 2023
11 febbraio 1979 – Stiff Little Fingers, una promessa non mantenuta

10 febbraio, 2023
10 febbraio 1937 – Ed Polcer, dallo xilofono alla tromba

Iscriviti a:
Post (Atom)