
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
21 luglio, 2023
21 luglio 1981 – Snub Mosley, lo showman del trombone

20 luglio, 2023
20 luglio 1968 – In a gadda da vida

19 luglio, 2023
19 luglio 1934 – Bobby Lee Bradford, un trombettista che meritava di più

18 luglio, 2023
18 luglio 1938 – Roby Crispiano, dal twist a Dylan

17 luglio, 2023
17 luglio 1968 - La prima volta del sottomarino giallo sullo schermo

16 luglio, 2023
16 luglio 1982 - Peter Gabriel: l'Occidente non è il centro della musica

15 luglio, 2023
15 luglio 1935 – Gianni Garko, dall’Oscar a Sartana

14 luglio, 2023
14 luglio 1970 - Aiuto! i Guevaristi!

13 luglio, 2023
13 luglio 1947 – Jimmie Lunceford non lascia eredi

12 luglio, 2023
12 luglio 1975 – La prima volta di K.C. & The Sunshine Band

Il 12 luglio 1975 con il brano Get down tonight fa la sua prima comparsa nelle classifiche di vendita una band destinata a lasciare il segno più importante in quella corrente che verrà chiamata "Miami Sound". Si chiamano K. C. & The Sunshine Band e sono un gruppo multirazziale. La band è la protagonista del maggior successo commerciale del "Miami sound", una via di mezzo tra il soul e la dance nata negli studi della TK Productions e della TK Record. La storia del gruppo in cui il colore della pelle non è un problema inizia con l'incontro tra Harry Wayne Casey, un commerciante all'ingrosso di dischi con l'hobby delle tastiere, e Rick Finch, un anonimo bassista di Miami. Sono loro gli autori dei primi brani di successo della K.C & The Sunshine Band. Quando, nel luglio del 1975, il gruppo entra per la prima volta nelle classifiche il duo Casey - Finch ha già all'attivo, tra gli altri, un brano come Rock your baby arrivato l'anno prima al vertice delle classifiche statunitensi e britanniche nell'interpretazione di George McCrae. Il successo di Get down tonight fa da apripista per i successivi Queen of clubs e That's the way (I like it) che porteranno i K. C. & The Sunshine Band a dominare le classifiche di vendita. In quel periodo oltre a Casey e Finch fanno parte della band il chitarrista Jerome Smith, il batterista Bob Johnson, il percussionista Oliver Brown, i trombettisti Ron Smith e James Weaver, il sassofonista Denvil Liptrot e il trombonista Charles Williams. In realtà i K. C. & The Sunshine Band hanno una formazione variabile con un nucleo fisso composto da Casey, Finch, Johnson e Smith attorno al quale ruotano strumentisti diversi alle percussioni e alla sezione fiati. Il gruppo, dopo il grande successo del 1975, saprà mantenersi a buoni livelli per qualche anno fino a quando, nel 1981, la TK Records verrà sconquassata da gravi problemi economici che finiranno per travolgere anche i musicisti a lei legati. Di fatto la Sunshine Band finirà lì.
11 luglio, 2023
11 luglio 1981 - Gli Specials primi tra le barricate

10 luglio, 2023
10 luglio 1966 - Incazzati neri al concerto di James Brown

09 luglio, 2023
9 luglio 1971 - Jim Morrison al Père Lachaise

16 giugno, 2023
16 giugno 1967 – A Monterey si suona gratis

15 giugno, 2023
15 giugno 1937 – Waylon Jennings il fortunato

14 giugno, 2023
14 giugno 1947 – Brubeck, un cognome ingombrante

13 giugno, 2023
13 giugno 1970 – In the summertime

12 giugno, 2023
12 giugno 1963 – Muore la tromba della Yerba Buena

11 giugno, 2023
11 giugno 2004 – Nasce l’Emu, la prima etichetta pubblica italiana dopo anni di privatizzazioni
L’11 giugno 2004 dopo anni, anzi decenni, un Ente pubblico ha deciso di diventare editore musicale e discografico. L’Ente è l’Università di Siena che pubblica Foglie in ira dei Dedalo, il primo album prodotto dalla EMU, la neonata etichetta musicale universitaria. C’era una volta in Italia una delle industrie discografiche pubbliche più importanti del mondo. Nata nei primi anni del Novecento aveva accompagnato la diffusione della musica popolare, ne aveva guidato le innovazioni tecniche, anticipando e qualche volta determinando i gusti del pubblico. La sua esistenza era stata anche un punto di riferimento importante per lo sviluppo delle iniziative private. C’era una volta, perché adesso non c’è più. La sbornia privatizzatrice e liberista degli ultimi vent’anni ne ha fatto strame. Tutto è stato messo in vendita e pezzi interi di un catalogo che era, prima di tutto, una parte importante della storia e della cultura del nostro paese, sono scomparsi, volatilizzati nel mercato dei collezionisti e, in qualche caso, perduti in qualche magazzino polveroso. Quasi a dimostrare come ci fosse un nesso inscindibile tra il polo pubblico e l’iniziativa privata, pochi anni dopo l’avvio della furia privatizzatrice, anche la grande industria discografica privata collassa e diventa preda delle major multinazionali. In breve tempo il nostro si trasforma in un paese musicalmente periferico e colonizzato. Sopravvive a stento un arcipelago di medie, piccole e piccolissime strutture di produzione, spesso alimentate dalla passione e da poco altro. Nella calura della desolazione è improvvisamente arrivato un refolo fresco e frizzante. Il primo album prodotto dalla EMU non è una sperimentazione, ma la conclusione di un lungo percorso dell’Ateneo nel campo della comunicazione e dello spettacolo. «EMU nasce proprio dalla volontà di incidere sulla produzione musicale immettendo sul mercato prodotti di qualità che prescindano dalla loro immediata commerciabilità, coerentemente con le nostre finalità istituzionali che sono appunto culturali e non di lucro» dice Monica Granchi, curatrice del progetto. Questa storia del pubblico che ridiventa editore ha colto di sorpresa un po’ tutti, compresa la SIAE che non aveva neppure i moduli adeguati a raccogliere la richiesta di licenza da parte di un’Università, cioè di un “soggetto non iscrivibile alla Camera di Commercio”. L’Ateneo senese rivendica con orgoglio e consapevolezza la decisione di avviarsi «in un cammino imprenditoriale che è la manifestazione tangibile di un progetto culturale che ha le sue radici in una storia lunga otto secoli, in una comunità che apprende, insegna, fa ricerca, pronta ad accogliere le innovazioni, a trarre ispirazione in modelli avanzati, senza paura di perdere la propria identità».
10 giugno, 2023
10 giugno 2004 – Quando la Bardot venne condannata per odio razziale

Il 10 giugno 2004 Brigitte Bardot viene condannata da un tribunale francese. Non è la prima volta che la sex symbol fonte di turbamento per il sonno e la moralità dei benpensanti degli anni Cinquanta e Sessanta si ritrova in tribunale. Questa volta però l’accusa non è simpatica né allude alla sfera delle libertà sessuali o civili. La Bardot, infatti, viene processata e condannata per "incitamento all'odio razziale". La condanna è relativa a un libro nel quale l’ex attrice sostiene posizioni molto vicine a quelle che in Italia negli stessi anni caratterizzano gli scritti di Oriana Fallaci. La sentenza di condanna si sofferma, in modo particolare, su alcuni passaggi relativi all'"Islamizzazione della Francia" e a quella che lei definisce «sotterranea e pericolosa penetrazione dell'Islam» nel paese d’oltralpe dove vive la comunità musulmana più grande d'Europa con oltre cinque milioni di persone. Nello stesso libro gli omosessuali sono definiti "fenomeni da baraccone" e si condanna la presenza delle donne nel governo. In precedenza Brigitte Bardot è già stata anche condannata per opinioni che sembravano giustificare i massacri di civili in Algeria.
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