22 marzo, 2025

22 marzo 1974 – Alvin Lee, bugiardo per amore

All'inizio del 1974 si fa sempre più insistente la voce di un possibile scioglimento dei Ten Years After pur senza trovare conferme sul piano ufficiale. Il 22 marzo 1974 la bluesband ha in programma un concerto al Rainbow di Londra. I giornalisti aspettano al varco i componenti per chiedere se davvero la storia del gruppo sia arrivata al capolinea. Per tutti risponde in modo scorbutico e seccato il chitarrista e leader carismatico Alvin Lee: «Nel nostro ambiente circolano tante sciocchezze. Una di queste è quella relativa al nostro scioglimento. Non abbiamo alcuna intenzione di chiudere qui il nostro percorso musicale. Non ho altri commenti da fare». Il concerto del Rainbow, però, non toglie i dubbi. Assomiglia infatti a una lunga cavalcata d'addio, nella quale i brani "storici" si alternano a quelli nuovi contenuti nell'album Positive vibrations. In ottima forma, i Ten Years After ripercorrono le tappe della loro carriera iniziata nel 1966 quando Alvin Lee, l'ex chitarrista dei Jailbreakers e degli Atomites, decide di dar vita a una formazione in grado di proporre un solido blues bianco innovativo nei suoni, ma rispettoso della tradizione. Con lui ci sono il batterista Ric Lee, il tastierista Chick Churchill e il bassista Leo Lyons, già suo compagno d'avventura negli Atomites. Un anno dopo i Ten Years After fanno il loro debutto ufficiale al settimo festival di Jazz e Blues di Windsor entusiasmando pubblico e critica. Nel 1969 partecipano al Newport Jazz Festival, ma la definitiva consacrazione avviene allo storico Festival di Woodstock dove la loro esecuzione di Goin' home viene anche inserita nel film di Altman sull'avvenimento. Alvin Lee si ritrova proiettato nella cerchia ristretta dei migliori chitarristi blues di quel periodo. Il momento magico non dura molto. Nel 1972 la critica stronca l'album Rock and roll music to the world e da più parti si inizia a parlare di una crisi creativa del gruppo. Il concerto del Rainbow arriva dopo un lungo periodo di silenzio discografico interrotto solo dalla pubblicazione del doppio live Recorded live e dall'album On the road to freedom di Alvin Lee con Mylon LeFevre. Sarà l'ultima esibizione britannica della band che pochi mesi dopo si scioglierà. Quando i giornalisti gli chiederanno conto della sua dichiarazione tranquillizzante, ma falsa, del 22 marzo Alvin Lee risponderà: «È vero, sono un bugiardo, ma ho mentito per amore del nostro pubblico. Quel giorno, però, speravo che la storia dei Ten Years After potesse continuare».





21 marzo, 2025

21 marzo 1991 – L'inventore della Stratocaster

Il 21 marzo 1991 muore in California a ottantaquattro anni Leo Fender. Senza di lui probabilmente la storia del rock sarebbe stata diversa. Pioniere delle ricerche sull'elettronica applicata alla musica, divide con Les Paul il merito di avere sviluppato la chitarra elettrica come uno strumento autonomo e non come una semplice amplificazione della chitarra acustica. Le sue prime ricerche, iniziate negli anni Quaranta, su modelli "a cassa piena" vengono accolte con perplessità e sembrano del tutto prive di applicazione pratica. Il suo ragionamento è semplice: «Perché utilizzare un microfono per amplificare un suono già amplificato dalla cassa della chitarra? Non è più semplice considerare la chitarra elettrica uno strumento del tutto diverso da quella acustica e utilizzare l'amplificazione artificiale già dal momento in cui il suono si produce?». L'idea viene vista come una sorta di bizzarrìa in un periodo in cui la musica pop è quasi totalmente abbarbicata alla tradizione degli "standard". Non trovando sufficiente interesse da parte delle industrie produttrici di strumenti musicali decide di andare avanti lo stesso mettendosi in proprio e fonda nel 1947 la Fender Company, un'azienda che ha tra gli scopi sociali la progettazione e la costruzione di chitarre elettriche. I suoi clienti più antichi sono jazzisti e bluesmen, ma già bussa alle porte la prima generazione di rocker. Due modelli in particolare, la Telecaster e la Stratocaster diventano parte della leggenda del rock e fanno da balia a tutta la prima generazione di chitarre elettriche. Steve Cropper degli MG's è uno dei primi a dare impulso all'uso della Telecaster, mentre Buddy Holly e Hank Marvin, il chitarrista degli Shadows, sono gli alfieri della Stratocaster, la stessa che Jimi Hendrix trasformerà poi nell'emblema della sua musica d'avanguardia. Nel 1967 Fender, stanco di occuparsi degli aspetti amministrativi della sua attività, cede la sua azienda alla CBS per la ragguardevole somma di tredici milioni di dollari, pur riservandosi un ruolo importante nella sperimentazione a nella progettazione. Alla sua genialità si deve anche la creazione di uno dei bassi più significativi della storia del rock, il Fender Jazz Bass, utilizzato tra gli altri da Sting o Jaco Pastorius. Quando muore sta sviluppando nuovi studi sull'utilizzo del computer nella produzione sonora, dopo aver recuperato, nel 1980, parte della propria autonomia produttiva fondando la G&L Musical Products.


20 marzo, 2025

20 marzo 1933 - Marie Dubas inventa i reading

Il 20 marzo 1933 sul palcoscenico del Théâtre des Champs-Elysées presenta per la prima volta una nuova forma di récital alternando brani musicali di generi diversi con la lettura e la recitazione di poesie e di brani letterari. La formula che poi gli statunitensi ribattezzeranno "reading" incontra l'interesse del pubblico. Inizia un periodo trionfi straordinari che sembrano destinati a non finire mai mentre molti brani del suo repertorio diventano un punto di riferimento per altre interpreti. Ancora oggi Marie Dubas è considerata la prima cantante “moderna” della storia della canzone francese proprio per la sua capacità di rifuggire dagli schemi e di alternare, nelle sue esibizioni dal vivo, drammatiche citazioni prese in prestito dalla “chanson réaliste”, brani tradizionali, pezzi comici ed escursioni romantiche nella melodia più classica. Nonostante il successo il destino non è stato generoso con lei. Persecuzioni, malattie e qualche incomprensione di troppo ne hanno costellato l’intera carriera caratterizzata da grandi momenti di successo alternati a difficoltà quasi sempre non dipendenti dalla sua volontà. La sua personalità sulla scena, il suo modo di cantare, la sua capacità di fondere la teatralità dei gesti con una voce unica per drammaticità e coloriture hanno influenzato negli anni successivi moltissime altre cantanti francesi. A lei si sono in vario modo ispirate Anny Cordy, Mathé Althéry, Suzy Delayr, Juliette Gréco, Patachou, Anne Sylvestre, Sylvie Vartan e tante altre. A lei si è ispirata soprattutto la grande Edith Piaf, l’Usignolo di Francia che ha finito per assomigliarle non soltanto sul palcoscenico ma anche per il faticoso e sfortunato approccio alla vita.

19 marzo, 2025

19 marzo 1974 - L'aeroplano diventa astronave

Il 19 marzo 1974 i Jefferson Airplane iniziano il loro primo tour sotto il nuovo nome di Jefferson Starship con una formazione che comprende Paul Kantner, Grace Slick, Johnny Barbata, David Freiberg, Pete Sears, Papa John Creach, Craig Chaquico e un ritrovato Marty Balin. Intervistato dai giornalisti sul significato del cambiamento di nome Kantner dichiara di non voler più cantare la rivoluzione ma di voler piuttosto mettere un musica l'evoluzione della specie e delle idee. La band, complice la ritrovata intesa tra lo stesso Kantner e Balin, si fa valere in classifica con una sorta di rock spaziale che mescola soft e funky e regala a Grace Slick un ruolo più sexy che nel passato. Meno cerebrali e più ballabili finiscono per essere inevitabilmente accusati di essersi venduti al mercato. Loro non si preoccupano troppo e sfornano album di grande successo come Dragon Fly del 1974 e soprattutto Red Octopus che, nel 1975, li porta al primo posto delle classifiche di vendita. Nel 1976 l’album Spitfire sembra ripiegare decisamente sulla musica di intrattenimento con cori, giochi di sintetizzatore, elaborazioni pianistiche e sottofondi orchestrali. Nel 1978 dopo Earth il gruppo entra in crisi e perde in un sol colpo Balin, Barbata, e soprattutto una Grace Slick prostrata dall’abuso di sostanze varie e di alcol. Nella gara a eliminazione del gruppo storico vince Paul Kantner che sceglie di orientare la band verso un rock consumistico con qualche apertura all’hard. Non sarà l’ultima metamorfosi.

18 marzo, 2025

18 marzo 1976 – L’uomo che cadde sulla terra

A Londra viene presentato, in prima visione assoluta il film “L’uomo che cadde sulla terra”, interpretato da David Bowie. All’evento mondano il cantante non partecipa perché è impegnato in tour, ma sia il pubblico che la critica mostrano di apprezzare l’interpretazione data da Bowie all’alieno arrivato sulla terra in pace e perseguitato dal potere. Molto liberamente ispirato a un romanzo di Walter Travis e sceneggiato da Paul Maysberg, il film diretto da Nicolas Roeg può essere considerato uno degli ultimi esempi del genere fantascientifico politicamente impegnato degli anni Settanta. Con David Bowie ci sono Rip Torn, Candy Clark, Buck Henry e Bernie Casey.



17 marzo, 2025

17 marzo 2009 - Milano assedia i Killers

«Ciao Milano! Siamo i Killers! Al vostro servizio…». Così sul palco del Forum d’Assago di fronte a un pubblico straboccante il 17 marzo 2009 Brandon Flowers, leader e frontman dei Killers ha dato inizio al concerto della sua band. Non è la prima volta che il gruppo arriva a Milano (poco più di due anni prima si è esibito al Rolling Stone) ma questa volta, complice il successo planetario del loro brano Human, i quattro ragazzi di Las Vegas sono stati sottoposti a un vero e proprio assedio da parte di migliaia di fans impazziti mentre i biglietti del concerto, più di 12.000, si esauriscono in pochissimo tempo. Già al mattino una folla variopinta prima si accalca ai cancelli, e, dopo l’apertura sciama nell’impianto milanese occupando ogni spazio disponibile. L’attesa dell’inizio del concerto della band è rotta dall’esibizione dei californiani Louis XIV. Non è mai facile fare da spalla alle star ma la band fa fatica a mantenere la concentrazione di fronte al disinteresse e, in qualche caso, alla maleducazione degli spettatori. Per questa ragione verso la fine dell’esibizione, sale sul palco a dar loro una mano il batterista dei Killers Ronnie Vannucci che per l’occasione imbraccia la chitarra e canticchia nei cori di una delle loro canzoni. L’attesa termina poco prima delle 22.000 quando, con le note di Human, inizia la performance dei Killers.

16 marzo, 2025

16 marzo 1975 – T Bone Walker, il primo bluesman elettrico

Il 16 marzo 1975 muore di polmonite a Los Angeles il leggendario chitarrista blues T Bone Walker, registrato all'anagrafe con il nome di Aaron Thibeaux Walker. Ha sessantaquattro anni ed è considerato uno dei padri del blues moderno per avere utilizzato per primo la chitarra elettrica in questo genere musicale. Nasce a Linden, nel Texas e il suo primo insegnante di musica è il compagno della madre, leader di una string band, un'orchestra composta soltanto da strumenti a corde, che lo fa strimpellare su un minuscolo banjo. A dieci anni incontra Blind Lemon Jefferson. Il grande bluesman cieco resta affascinato dal piccolo strimpellatore e lo prende sotto la sua protezione. Nel 1924 T Bone ottiene lavora come chitarrista e ballerino di tip tap nel "medicine show", uno spettacolino pubblicitario che intervalla la vendita di intrugli medicamentosi, del Dottor Breeding. A sedici anni è già il chitarrista della band di Ida Cox e, dopo un breve periodo nell'orchestra di Lawson Brooks, passa al servizio di un'altra delle grandi cantanti di quel periodo: Ma Rainey. Gli anni Trenta lo vedono schierato sul fronte dello swing craze con la Territory Band di Count Bilosky e con Cab Calloway. Nel 1935 si sposta sulla West Coast e scopre la chitarra elettrica, strumento che non lascerà più. Gli anni Quaranta vedono la nascita di quasi tutti i suoi brani più significati, da T Bone blues a Mean old world alla celebre Stormy Monday. Nel luglio del 1942, poi registra un singolo con i brani I got a break baby e il già citato Mean old world. Quel disco farà storia e verrà considerato il primo decisivo passo, della nuova generazione elettrica del blues. Un'ulcera dolorosissima ne riduce drasticamente l'attività per quasi tutti gli anni Cinquanta, caratterizzati da scarsi e isolati concerti e da un lavoro di studio quantitativamente modesto. A partire dagli anni Sessanta, riscoperto dalla generazione del nuovo rock che arriva dall'Europa partecipa a un'infinità di concerti. Neppure l'improvviso insorgere della tubercolosi riesce a frenarne il dinamismo e la disponibilità, anche se il fisico comincia a dare segni di cedimento. All'inizio degli anni Settanta alterna momenti di intenso lavoro a pause sempre più lunghe per le ricorrenti febbri influenzali e per la fragilità del sistema respiratorio. Una polmonite trascurata lo costringe alla resa. Si fa ricoverare all'ospedale di Los Angeles, ma non c'è più niente da fare.

15 marzo, 2025

15 marzo 1979 – Falsari per amore dei Talking Heads

Il 15 marzo 1979 i Talking Heads si esibiscono in un affollato concerto all'Agora di Cleveland. La band, dopo l'ultimo album More songs about building and food sta vivendo un periodo ricco di stimoli ed entusiasmante. Un lunghissimo tour che tocca le principali piazze europee e statunitense permette al gruppo guidato da David Byrne di verificare i risultati di un rinnovamento che lo sta progressivamente portando oltre gli schemi della new wave. Determinante, in questo senso, è il lavoro svolto da Brian Eno, l'ex tastierista dei Roxy Music che proprio Byrne ha voluto al suo fianco nella produzione dell'album, ma anche l'apporto creativo della bassista Tina Weymouth si fa sentire. Il suono dei Talking Heads si è fatto più corposo, gli apporti della chitarra di Jerry Harrison sono diventati meno casuali e nell'insieme la band appare come una delle più potenti "macchine da concerto" di quel periodo. Per questa ragione la loro etichetta, la Warner Bros, decide di registrare l'intero concerto del 15 marzo. L'intenzione è quella di farne un disco promozionale con il quale omaggiare una ristretta cerchia di giornalisti, critici e operatori del music business. Vede così velocemente la luce un album live intitolato Talking Heads live on tour, fuori catalogo e prodotto in seicento copie numerate. Contiene dieci brani ma, soprattutto, riesce a rendere efficacemente la magia della band in concerto. Tra i giornalisti che l'hanno ricevuto in regalo c'è chi non sa trattenere il suo entusiasmo e scrive «È straordinaria l'energia che arriva fin dall'ascolto delle prime note. Peccato che essa sia negata agli acquirenti dei dischi della band. L'album regala momenti straordinari, liberando quell'energia che in studio viene inevitabilmente compressa» Come molti dischi promozionali sembra destinato a finire nel carissimo mercato parallelo destinato agli amatori. Poco tempo dopo, invece, un numero crescente di rivenditori di dischi in varie parti del mondo espongono l'album tra le "rarità" in vetrina. Fatti i conti anche la Warner Bros capisce che le seicento copie originali sono diventate prima migliaia, poi centinaia di migliaia. Una gigantesca opera di riproduzione abusiva ha garantito ai fans il diritto di accedere a un disco che la Warner aveva deciso di rendere "esclusivo". A nulla valgono le denunce. Un gruppo di questi falsari si farà vivo con una lettera a vari magazine musicali sostenendo di aver agito «Per amore dei Talking Heads».


14 marzo, 2025

14 marzo 1927 - Carlo Milano, il contrabbasso alessandrino

Il 14 marzo 1927 nasce ad Alessandria il bassista Carlo Milano. A nove anni comincia a studiare violoncello al Liceo Musicale della sua città che frequenta fino al termine del settimo anno di corso. È Mario Cavagnoli a convincerlo a cambiare strumento e lui nel 1946 passa al contrabbasso iniziando a suonare dove può, gruppi da ballo compresi. Sono di questo periodo numerose e leggendarie jam session con Giulio Libano, Franco Pisano, Cesare Marchini, Gino Stoppano, ecc. Nel 1949 se ne va in Germania dove suona con molti musicisti significativi tra i quali Hans Koller. Ci resta dieci anni. Nel 1960, rientrato in Italia continua nell'attività da ballo fino al 1965 quando si stabilisce a Milano. Qui lavora molto negli studi di registrazione e collabora con l'Orchestra Ritmica della Rai nella quale entra stabilmente nel 1970, ma soprattutto riprende a suonare jazz. Suona con musicisti come Mario Pezzotta; Maurizio Lama; Enrico Intra; Giancarlo Barigozzi, Oscar Rocchi, Giancarlo Pillot, Gil Cuppini, Glauco Masetti e molti altri in particolare Ettore Righello col quale per molti anni costituisce una coppia pressoché inseparabile. Nella sua lunga carriera suona anche con Teddy Wilson, Dizzy Reece, Kenny Clarke, Art Farmer, Dexter Gordon, Joe Venuti e Hugo Heredia.

 

13 marzo, 2025

13 marzo 1988 – Andy Gibb, il fratellino dei Bee Gees

Il 13 marzo 1988 mentre è impegnato nella registrazione di un nuovo album per la Island Records muore a trent’anni Andy Gibb, per tutta la vita considerato il fratellino dei Bee Gees. Andrew Roy Gibb, questo è il suo nome completo, è infatti il minore dei fratelli Gibb, i tre membri dei Bee Gees. Più giovane di dieci anni finisce per trovare più un ostacolo che un aiuto nel successo dei fratelli famosi. I primi passi in musica li muove nella natìa Australia dove dà vita a una propria band. Nel 1977 il “fratellone” Barry Gibb e il manager Robert Stigwood lo convocano a Miami per farne una star. Con Barry come protettore, autore e produttore, Andy pubblica l'album Flowing rivers, che ottiene un successo eccezionale, così come i singoli I just wanna be your everything e (Love is) thicker than water. Il successo continua poi nel 1978 con l'album Shadow dancing e con il singolo omonimo. L'anno dopo, complici le sue frequenti crisi e i problemi legati alla tossicodipendenza, la sua popolarità inizia a calare. Nel 1980 un singolo in coppia con Olivia Newton-John e l'album After dark confermano il declino della sua stella. Nel 1981 registra All I have to do is dream con Victoria Principal, la popolare interprete della serie televisiva "Dallas", e debutta come attore a Los Angeles in "The Pirates of Penzance". Dopo alcune presenze in altri lavori teatrali canadesi e statunitensi, nel 1985 viene ricoverato a lungo in una clinica per risolvere i propri problemi di dipendenza dalle droghe. È una battaglia lunga e difficile nella quale alla fine soccomberà.

12 marzo, 2025

12 marzo 1966 – Il primo album dei Love

Il 12 marzo 1966 i Love pubblicano il loro primo album, intitolato semplicemente Love. Il disco è edito dall’etichetta Elektra, fino a quel momento specializzata nella produzione folk. Non diventa un successo galattico ma contribuisce a far conoscere la band formata nel 1965 dal chitarrista con gli altri chitarristi Johnny Echols e Bryan McLean, con il bassista Kenneth Forssi, il batterista Don Conka e i percussionisti Michael Stuart e Tjay Cantrelli. Al momento della registrazione di Love Don Conka non c’è già più, sostituito da Alban Pfisterer. È solo il primo di un'infinita serie di cambiamenti legati alle evoluzioni musicali di Arthur Lee che caratterizzeranno la vita dei Love. Dopo il secondo album Da Capo del 1967 Pfisterer, che era passato alle tastiere, lascia il gruppo seguito da Cantrelli. I cinque componenti rimasti pubblicano nello stesso anno Forever changes poi scompaiono dalla scena. Dopo un silenzio durato due anni, nel 1969 quando ormai tutti li danno per morti e seppelliti, i Love tornano con una formazione nuova composta oltre che da Lee, dal chitarrista Jay Donnellan, dal bassista Frank Fayard e dal batterista George Suranovich e un nuovo album intitolato Four sails. Sostituito Donnellan con Gary Rowles, la band realizza nello stesso anno anche il doppio Out here. Non è finita. L’anno dopo i Love con una formazione composta da Lee, Suranovich, Fayard, Gary Rowles e il chitarrista Nooney Rickett pubblicano False stat, un album alla cui registrazione partecipa anche Jimi Hendrix. A un nuovo silenzio segue un album da solista di Arthur Lee mentre solo nel 1973 arriva l'ultimo album dei Love di questo periodo, intitolato Reel to reel e realizzato da una formazione che, oltre a Lee, comprende i chitarristi Melvin Whittington e John Sterling, i bassisti Sherwood Akuna e Robert Rozelle e il batterista Joe Blocker. Nel 1977 Arthur riformerà la band con McLean, Sterling, Suranovich e il bassista Kim Kesterson.


11 marzo, 2025

11 marzo 2003 – Fiction Plane, il gruppo del figlio di Sting

L’11 marzo 2003 la MCA pubblica l'album Everything will never be ok dei Fiction Plane. Chi sono i Fiction Plane? Sono una band londinese composta, dal chitarrista e cantante Joe Sumner, dal bassista Dan Brown e dall'altro chitarrista Seton Daunt. Fino a pochi mesi prima si esibivano nei locali con il nome di Santa’s Boyfriend e in quel periodo fanno danni in giro per l'America di Bush cantando brani contro la guerra. Il disco punta il dito sull'assurdità della guerra e prende posizione contro il conflitto in Irak. Una canzone in particolare, Soldier machismo, affronta il tema dell’informazione divenuta propaganda politico–militare con lo scopo di confondere le coscienze. I temi affrontati, con l'aggiunta di un breve tour proprio negli Stati Uniti attraversati dalla campagna bellicista di Bush, hanno acceso i riflettori dei media su questi tre ragazzi che non nascondono dal punto di vista musicale di essere figli di molte influenze incrociate. La curiosità dei media, però, ha trovato un altro argomento su di loro, decisamente inatteso e sorprendente. Incuriositi dall'omonimia, i magazine musicali si sono accorti per primi che il ventiseienne leader della band, Joe Sumner è figlio d'arte. Suo padre si chiama Gordon Sumner, ma è conosciuto in tutto il mondo con il nome di Sting. La notizia ha fatto rapidamente il giro del globo e il vecchio (si fa per dire) genitore sembra non sia rimasto indifferente all'exploit del figlio, soprattutto perché ottenuto "quasi di nascosto da papà". Da parte sua, in verità, Joe non affronta volentieri l'argomento, nel timore di rimanere prigioniero dell'ingombrante figura paterna. E a chi insiste ricorda che la sua infanzia è stata caratterizzata dall'avversione per la musica provocata dall'obbligo di frequenza a noiose lezioni di pianoforte. E per non lasciare dubbi sulla sua ispirazione aggiunge «Se non avessi incontrato sulla mia strada lo ska degli Specials e il grunge dei Nirvana probabilmente non sarei qui»

09 marzo, 2025

10 marzo 1970 – Elton John nuovo pianista per gli Hollies? No


Il 10 marzo 1970 nei leggendari Abbey Road Studios, la tana in cui sono nati i successi dei Beatles, c’è molta agitazione. Si sta registrando, infatti, I can’t tell the bottom from the top, il brano che dovrebbe segnare il rilancio degli Hollies. La band, considerata uno dei grandi gruppi beat degli anni Sessanta, è in piena crisi dopo che, un anno prima, il suo chitarrista Graham Nash se n’è andato oltreoceano a cercare fortuna. Nonostante l’inserimento di Terry Silvester il gruppo, la cui formazione è completata dai chitarristi Allan Clarke e Tony Hicks, dal batterista Bobby Elliot e dal bassista Bernie Calvert, fatica a mantenersi a galla. Per la verità, dopo la fuga di Nash, gli Hollies hanno pubblicato qualche singolo di successo come Listen to me, Sorry Suzanne e He ain't heavy, he's my brother, ma la loro storia sembra arrivata alla fine. «Scordatevi gli Hollies. Senza Graham Nash assomigliano a una minestra costantemente riscaldata» scrive di loro uno dei più famosi critici musicali britannici. Per questo il 10 marzo 1970 entrano negli studi di Abbey Road decisi a dare una svolta nella loro carriera. Dopo qualche ora di lavoro decidono di fare una pausa, insoddisfatti del risultato. Mentre stanno discutendo tra loro vedono un ragazzotto brufoloso, basso di statura, con una frangetta sulla fronte e un paio di occhiali spessi che s’aggira con aria un po’ persa nei corridoi. Il suo nome d’arte è Elton John, ha pubblicato qualche disco senza particolari risultati e in quel periodo sbarca il lunario cercando ingaggi come pianista in sala di registrazione. «Un pianoforte, ecco quel che ci vuole!» Allan Clarke convince i compagni che per dare maggior corpo al suono del gruppo è indispensabile aggiungere alla formazione un pianoforte. «Ehi, ragazzo, te la senti di darci una mano?» Il giovane pianista guarda un po’ emozionato il leader di uno dei gruppi più famosi della Gran Bretagna che lo invita a suonare con lui. Inizialmente si schermisce, ma poi accetta, anche perché non sa dir di no al compenso che gli viene proposto. Gli Hollies registrano così, con l’apporto di quel brufoloso e sconosciuto pianista, I can't tell the bottom from the top, il brano del loro rilancio. Allan Clarke è entusiasta del risultato e glielo dice: «Ci sai fare davvero». Per un attimo il ragazzo pensa di aver trovato un lavoro, ma non c’è niente da fare. La formazione degli Hollies non si tocca e lui dovrà aspettare per qualche tempo ancora prima di arrivare al successo.


9 marzo 1994 – Fernando Rey, l’attore preferito da Luis Buñuel

Il 9 marzo 1994 muore di cancro a Madrid Fernando Rey, l’attore preferito da Luis Buñuel. Nato a La Coruña, in Spagna, il 20 settembre 1917 viene registrato all’anagrafe con il nome di Fernando Casado Arambillet ed è figlio del capitano d’artiglieria Fernando Casado Vega. Dopo un’infanzia e un’adolescenza relativamente tranquille frequenta la facoltà di Architettura dell'Università di Madrid quando nel 1936 allo scoppio della guerra civile lascia gli studi per combattere al fianco del padre con l’esercito repubblicano. Finita la guerra inizia a lavorare nel mondo del cinema come doppiatore e comparsa utilizzando per il suo nome d’arte il secondo cognome della madre Sara Arambillet Rey. Solo nel 1948 ottiene la sua prima parte da protagonista nel film Mare nostrum di Rafael Gil conosciuto in Italia anche con il titolo Alba di sangue. Il grande successo arriva dopo l’incontro con Luis Buñuel con il quale gira Viridiana nel 1961, Tristana nel 1970, Il fascino discreto della borghesia nel 1972 e Quell’oscuro oggetto del desiderio nel 1977. A partire dagli anni Sessanta interpreta film importanti, diretti da grandi registi come Falstaff di Orson Welles nel 1966, Il braccio violento della legge di William Friedkin nel 1971, Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi nel 1976 e molti altri, tra i quali Elisa, vita mia di Carlos Saura con il quale, nel 1976, vince al Festival di Cannes il premio come miglior attore straniero. Nel 1992 diventa presidente dell'Accademia delle Scienze Cinematografiche di Spagna.

08 marzo, 2025

8 marzo 1946 - Carole Bayer Sager, la più giovane autrice di Broadway

L’8 marzo 1946 nasce a New York la compositrice Carole Bayer Sager, una delle rare donne di successo in un mondo, quello della composizione, caratterizzato da un predominio maschile e talvolta maschilista. La geniale ragazza inizia a comporre all'età di quindici anni sotto la guida di una professoressa che, intuite le potenzialità del suo talento creativo, si impegna per aiutarla a entrare nello Screen Gems, il team di creativi musicali messo in piedi e capitanato da Don Kirshner. Proprio in questa factory nel 1966 ottiene il suo primo successo scrivendo con Tony Wein il brano Groovy kind of love per i Mindbenders. Nel 1970 compone le musiche del musical "Georgy" che, nonostante il modesto successo ottenuto, fa di lei la più giovane autrice rappresentata a Broadway. Negli anni Settanta e Ottanta da sola o insieme ad altri compone brani di successo per artisti come Captain and Tennille, Rita Coolidge, Leo Sayer, Aretha Franklin, Carly Simon, Elton John, Dolly Parton, Neil Diamond, Stevie Wonder, Frank Sinatra e molti altri. Carole è anche l'autrice delle colonne sonore di film come di film come “Castelli di ghiaccio” di Donald Wryne, “E ora punto e a capo" di Alan J. Pakula e "Il campione" di Franco Zeffirelli per i quali ottiene la nomination all'Oscar. Di grande successo è anche Nobody does it better, il tema conduttore del film "La spia che mi amava", della serie dell'agente 007. Carole Bayer Sager, pur senza ottenere gli stessi successi della sua attività di compositrice, pubblica anche alcuni dischi come cantante. Il suo primo album è Carole Bayer Sager del 1977, seguito da Too del 1978 e da Sometimes late at night del 1981 con il quale entra per la prima e unica volta nella classifica statunitense dei dischi più venduti, non andando oltre il sessantesimo posto. Nel 1981 vince l'Oscar come coautrice del tema conduttore del film "Arthur" e nel 1982 unisce il suo destino a quello di un altro famoso compositore Burt Bacharach e dopo il matrimonio annuncia la sua intenzione di rinunciare alle esperienze come cantante per dedicarsi esclusivamente alla composizione.


07 marzo, 2025

7 marzo 1964 – I marines in Vietnam

Il 7 marzo 1964 sbarcano sul territorio del Vietnam i primi contingenti di marines statunitensi inviati a sostenere il governo filoamericano in difficoltà contro la guerriglia dei partigiani vietcong. Ufficialmente viene dichiarato che la loro presenza è finalizzata esclusivamente all’addestramento dei contingenti antiguerriglia sud-vietnamiti e non comporta l’impiego di truppe americane nei combattimenti. In realtà è l’inizio delle operazioni che porteranno gli Stati Uniti a un impegnativo e totale coinvolgimento in quella che verrà ricordata come la “sporca guerra” in territorio vietnamita con la conseguente bruciante sconfitta militare. Il 3 agosto dello stesso anno, infatti, prendendo a pretesto un attacco che alcune motosiluranti nordvietnamite avrebbero portato alla nave americana "Maddox" nel golfo del Tonkino, gli Stati Uniti daranno il via alle operazioni militari su larga scala contro la guerriglia e il Nord Vietnam. Molti anni più tardi gli stessi americani ammetteranno di aver deliberatamente “costruito” l’incidente del golfo del Tonkino per giustificare il loro intervento.

06 marzo, 2025

6 marzo 1938 - Guidone, un protagonista del rock and roll italiano

Il 6 marzo 1938 nasce a Brescia Guidone, uno dei protagonisti della scena rock & roll milanese. Si chiama Guido Crapanzano, e deve il suo nome d'arte alla sua mole imponente. Dopo aver debuttato nel 1957 in un concorso al teatro Alcione di Milano, nel 1959 pubblica il suo primo singolo con Ciao ti dirò e Ma l'amore no, una versione della vecchia canzone di D'Anzi. Tra il 1959 e il 1962 pubblica ancora vari dischi e partecipa a numerose trasmissioni televisive e a film musicali come "Pesci d'oro bikini d'argento" e "Nerone '71". Nel 1962 entra a far parte del Clan Celentano ma l'anno dopo preferisce andarsene in giro per il mondo con il suo gruppo  stabilendosi poi definitivamente ad Atene, in Grecia, dove diventa popolarissimo. Tornato in Italia nel 1965 giusto per partecipare al tour dei Beatles, ha tra i componenti della sua band i futuri Giganti Checco Marsella, Enrico Maria Papes e Mino De Martino. Anche Demis Roussos muove i primi passi come cantante nel suo gruppo. Nel 1967 abbandona la musica e torna in Italia per occuparsi di pubblicità, editoria e produzione cinematografica, lasciando poi anche queste attività nel 1975 per riprendere gli studi. Laureato in ingegneria ottiene negli Stati Uniti il dottorato in Scienze della Comunicazione. Nel 1985 torna in Italia e diventa rettore dell'Istituto Internazionale di Scienze della Comunicazione. Il 22 gennaio del 2007 è testimonial al 50º anniversario del rock and roll di Varese, cui partecipano i Ribelli, Enrico Maria Papes, Brunetta, Clem Sacco, Ghigo, Jack La Cayenne (Torquato il molleggiato), Giordano Blues, Gino Santercole e molti altri protagonisti del rock italiano. Tra le sue canzoni sono da ricordare Ciao biondina, Poi poi poi e Scendiamo insieme sugli sci. Muore il 10 dicembre 2023.




05 marzo, 2025

5 marzo 1989 - Beppe Grillo non basta a salvare il Festival di Sanremo del 1989

Il 5 marzo 1989 per la prima volta nella sua storia il popolarissimo "Sorrisi e Canzoni TV", il più diffuso e moderato magazine di musica e spettacolo spara a zero sul Festival di Sanremo. Per la verità non è l’unico visto che l’edizione 1989 della kermesse sanremese sembra scontentare un po’ tutti, nonostante la vittoria della coppia Anna Oxa-Fausto Leali con Ti lascerò, l’esordio di Jovanotti con Vasco, e i ritorni di Gino Paoli e di Ornella Vanoni. Le critiche non mancano ma che anche un giornale come Sorrisi e Canzoni TV prenda posizione lascia il segno. Il giornale stronca l’eccessiva dilatazione del Festival, lasciando intendere che sia ormai divenuto un varietà più che un concorso canoro: «Se il festival di Sanremo non rinuncerà a questa caratteristica di contenitore cloaca, se la Rai insisterà solo per bieche ragioni di audience a diluirlo in tante serate, bene, allora c’è da aspettarsi che finisca soffocato da se stesso...». Insomma, le azioni del Festival di Sanremo sono in ribasso e non basta a rialzarle neppure l’estemporanea irruzione di Beppe Grillo che se la prende un po’ con tutti in assoluta tranquillità. Nessuno scandalo: tutto fa spettacolo sotto il cielo di Sanremo.


04 marzo, 2025

4 marzo 1919 – Scott Joplin il re del ragtime

Il 4 marzo 1919 muore in una casa di cura per "malati mentali" di New York il pianista Scott Joplin, uno dei padri fondatori del ragtime scritto, chiamato anche "King of ragtime", il re del ragtime. Nato il 24 novembre 1868 e Texarkana, nel Texas, dopo aver imparato a suonare il pianoforte, a quindici anni lascia la famiglia e scappa di casa per diventare musicista itinerante. Nel 1895 entra a far parte del Texas Medley Vocal Quartet. In quel periodo riesce anche a piazzare a qualche editore le sue prime composizioni: Please say you will e Picture of her face. Negli stessi anni inizia ad approfondire le tecniche pianistiche del ragtime. Diventa il pianista fisso del Maple Leaf Club di Sedalia, nel Missouri, dove incontra l'editore Carl Hoffman che nel 1898 gli produce The original rag, la sua prima importante opera, cui seguono Maple leaf rag, The sun flower slow drag e Swipsy , tutte e tre del 1899. Dopo la sfortunata A guest of honour che nel 1903 viene rappresentata una sola volta a St. Louis con scarso successo, nel 1905 si trasferisce a New York dove si fa catturare dall’ossessione di scrivere una vera e propria opera lirica ragtime. Il 4 marzo 1919 la morte se lo porta via dopo una vita passata tra difficoltà economiche ed espedienti per sopravvivere, senza aver mai trovato un impresario disposto a rappresentare Treemonisha, la sua opera, con A guest of honour, oggi più famosa. Nel 1974 Marvin Hamlisch utilizza la musica di Scott nella colonna sonora del film "La stangata". Dopo il successo de "La stangata", Treemonisha, composta nel 1907, viene rappresentata per la prima volta nel 1974 all'Uris Theatre di Broadway, con la produzione dell'Houston Grand Opera e con la partecipazione di cento pianisti di tutto il mondo. Peccato che Scott ormai non c’è più.


03 marzo, 2025

3 marzo 1966 – Buffalo Springfield, la band del compressore stradale

Il 3 marzo 1966 a Los Angeles nascono i Buffalo Springfield. La band unisce musicisti dalle esperienze più varie ed è destinata a lasciare un segno profondo nella storia del rock. Ne fanno parte tre chitarristi ricchi di talento e di idee come Stephen Stills e Richie Furay, provenienti dal gruppo folk degli Au Go Go Singers e il canadese Neil Young dei Mynah Birds, da cui proviene anche il bassista suo connazionale Bruce Palmer. La formazione è completata da un altro canadese: il batterista Dewey Martin già con i Dinah. In un primo momento al gruppo si era unito anche il bassista Ken Koblun, ma la sua collaborazione era durata lo spazio di un respiro. Da tempo Stills e Furay inseguivano l'idea di mettersi insieme a Young, ma per varie ragioni il canadese si era sempre sottratto agli impegni. La leggenda racconta che, proprio quando i due chitarristi, rotti i ponti con il loro gruppo, stavano ormai pensando a una soluzione diversa, Neil Young li avesse raggiunti a Los Angeles viaggiando in autostop e compiendo l'ultimo tratto di strada a bordo di un carro funebre. Leggende a parte il 3 marzo 1966 il gruppo è ormai una realtà, anche se non ha un nome. La soluzione è presto trovata. In una pausa della riunione costitutiva, Furay si alza per sgranchirsi le gambe e osserva fuori dall'appartamento gli operai di un cantiere stradale. Accanto a loro c'è un compressore che reca sul fianco il nome della ditta produttrice: Buffalo Springfield. Lo propone ai compagni che accettano. Nasce così uno dei più gruppi più amati dal movimento hippy. Una serie di concerti al fianco dei Byrds e regolari quanto affollate esibizioni al "Whisky a go go" sul Sunset Strip di Los Angeles li imporranno all'attenzione dei produttori più svegli e intuitivi. I primi a occuparsi di loro saranno Charlie Green e Brian Stone, il manager di Sonny & Cher. I due garantiranno alla band un contratto con la Atlantic e, soprattutto, un anticipo di ben dodicimila dollari. Nell'estate del 1966 i Buffalo Springfield pubblicheranno il loro primo singolo Nawadays Clancy can't even sing, un brano scritto da Neil Young che verrà censurato per il testo. Non otterrà grandi risultati commerciali, ma contribuirà a far conoscere la band fuori dai confini della California Sarà l'inizio di una breve ma intensa produzione che farà del gruppo uno dei principali artefici del progressivo spostamento del folk verso i suoni elettrici e aggressivi del country rock.